venerdì 15 giugno 2007

-13 bis- IL COSTO DELLA SOSTA

(da Aguscello a Santa Maria Codifiume, 19 km, in totale 218 km, media 4,6 km all'ora, paesi attraversati Gorgo, Gaibanella)

Ma quanto può un uomo camminare senza mai fermarsi? Otto ore, 24 ore, 48 ore, giorni e giorni? Non riusciremo mai ad avere la risposta a questa domanda, ma basandoci sulla nostra breve esperienza possiamo dire questo: alla settima ora o se preferite intorno al trentesimo chilometro la voglia di stramazzare a terra si fa irresistibile. Prima di partire da Masetti, abbiamo fatto una lunga visita ad un supermercato dell'abbigliamento sportivo, lo Sportler di Trento. Volevamo comprare tutto ma ci siamo accontentati dello zaino per Giorgio (dopo vari tentennamenti un Mammut), giacca a vento, mutande, pantaloni tecnici e materassini. In questo "viaggio" ci ha accompagnato il commesso Michele, un vero e proprio pazzo del quale prima o poi bisogna che parliamo. Dico solo, per il momento, che era reduce da una maratona nel deserto. Gli abbiamo chiesto quanti km al giorno avremmo potuto fare e lui ci ha risposto: "Volete farne meno di 60?" Giorgio gli ha rivolto uno sguardo omicida e lui è passato a consigliarci le micrososte, i microsonni e i microlavaggi dei piedi ogni ora e mezza. Fare acquisti per trekking è un'esperienza di vita, un fortissimo allenamento alla tolleranza e alla filosofia del dubbio. Perché il trekking non è una scienza esatta ma una materia magmatica in continuo divenire che si forma e trasforma ogni volta che qualcuno esprime una sua convinzione. E' meglio uno zaino grande e semivuoto o piccolo e gonfio? Ricordate il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno? E' soprattutto la scelta delle scarpe che mette l'uomo di fronte alle sue responsabilità e disvela i meandri della psiche e le recondite pulsioni, a volte perfino violente. A quel signore che diceva che un uomo si riconosce dal suo zaino noi rispondiamo: "Le scarpe sono lo specchio dell'anima". Il giorno della tappa Cornedo-Pederiva Mimmo, Paola, Paolo e Tommy avevano scelto ognuno una maniera diversa di proteggere i loro piedini. Paolo aveva sandaletti da giardino adatti per annaffiare le petunie, Mimmo aveva sandali da tedesco in vacanza, Tommy scarpe chiuse da arrampicata buone per andare sulle Tre Cime di Lavaredo, Paola delle pedule leggerissime da percorso vita per signora. Eppoi noi due, io con dei veri e proprio scarponcini da montagna e Giorgio con le Asics, nero argento e verde, da running, roba che io non metterei nemmeno per andare in discoteca. Chi aveva fatto la scelta migliore? Il tentativo di avviare la discussione per sviscerare una volta per tutte l'argomento è stato troncato sul nascere, stava nascendo un dibattito di quelli inutili da Studio Aperto: boxer o slip, mare o montagna, bionda o mora, vuoi più bene al papà o alla mamma?

Ma insomma, quanto si può camminare senza fermarsi? Di sicuro dopo nove giorni e 218 km l'idea di fermarsi e di riposarsi un po' non ci dispiace del tutto e quindi accogliamo con piacere l'invito degli amici di Caterpillar per il Caterraduno di Senigallia. Ma ci rimane nel profondo il sospetto che si tratti di un errore. Che senso ha abbandonare i nostri amati Tir, le nostre sudate salite, i nostri pranzetti nei ristoranti chiusi, le nostre vesciche, per immergerci nella follia di una città balneare, tutta creme e canzonette, risciò e infradito? Potrà farci male lasciare le nostre solitudini per incontrare tanta gente in un colpo solo addirittura in diretta radiofonica? Dai paesi fantasma alla confusione festante. Dalle camminate che ti stancano alla piacevolezza dei massaggi di un centro benessere. Diciamolo, aveva ragione il futuro segretario del Partito Democratico. "Si può interrompere un'emozione?" Non lo sappiamo ma ci viene qualche dubbio quando ci vengono a prendere con una lussuosa Punto per portarci a Senigallia. Io lo risolvo precipitandomi in un sonno assolutorio che durerà tutto il viaggio. Lasciamo la "retta via" a S.Maria Codifiume. Ci torneremo fra due giorni.

Archiviamo una giornata di semplice trasferimento con la mente e il cuore ancorati ai "Casolari" di Antonella e famiglia e a un giovane agricoltore che ci ha fermati offrendoci un cesto di albicocche, grande gesto di generosità gratuita.

E' ancora con noi Paolo, l'uomo che quando fatica assume il colore rosso delle mele della Val di Non. Ormai noi lo consideriamo la nostra cambusa umana. E' lui che pensa alla spesa, che cerca un ristorante chiuso, che apparecchia e se mai si potesse dire una cosa del genere, che cucina.

La deviazione verso il mondo "civile" ha degli aspetti anche curiosi: in due ore percorriamo in auto esattamente gli stessi chilometri che abbiamo percorso a piedi in nove giorni. Con meno sofferenza fisica, certo, ma con grande disagio culturale. Ma poi, una volta arrivati, non siamo riusciti ad uscire dalla nostra dimensione di viandanti e abbiamo ammorbato tutti con i nostri racconti. Trovando facile spalla in Sergio Valzania, direttore di Radio Due e Radio Tre (campione mondiale di vesciche purulente), Lucia Restivo, sua moglie (che ci ha consigliato come il pazzo del deserto di Trento i microlavaggi e le micrososte) e David Riondino con fidanzata (i quali, forti delle loro esperienza francigene, hanno rimandato al mittente i nostri racconti sommergendoci dei loro). Riondino ha fatto una previsione: la sua stima sui giorni che ci restano da camminare è precisa, 21. Valzania ha molto criticato il metodo seguito da Giorgio per curare la sua vescica. Tagliare la pelle morta è da imbecilli, ha detto con parole un po' più misurate. "Bisognava usare il metodo classico, ago e filo che consenta alla vescica di spurgare", ha rimproverato il direttore. E visto che il direttore è direttore proprio di Giorgio, ho visto il mio compagno di "lunga marcetta" un po' perplesso. "Che dici di tornare a Montagnana e recuperare la pelle morta?" Mentre Giorgio è preoccupato del suo futuro professionale che potrebbe essere messo in discussione da un errore di vescica, io impazzo fra i miei fans del Pa.po.po. il partito popolare populista che fondai qualche anno fa e partecipo a dibattiti deliranti, anche se la mia figura e il mio innegabile protagonismo viene un po' oscurato dallo straripante e inatteso successo mediatico di mia madre con il rischio di trasformarmi in un novello Paolo Brosio.

Agenda futura. Oggi marcia con noi Antonella, da Bologna e domani dovrebbe arrivare Marco Ardemagni con amico.


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6 commenti:

isabella guarini ha detto...

È prorpio vero che per apprezzare il progresso bisogna ripercorrere il cammino della storia. A piedi, con i piedi, pedestre. I nostri antenati preistorici andavanio a piedi, dopo la scoperta della ruota andare a piedi è segno di arretratezza. "Con i piedi" si dice di qualcosa non fatta con la perfezione della macchina. Pedestre è il derivato di pedester, iter pedestre è il viaggio fatto a piedi, exercitus pedestris è la fanteria, oratio pedestris è la prosa.Ma, il quadro del miles pedester, dormiente in una quatroruote, è metamorfosi artistica della prosa in poesia,proprio come avrebbe fatto il Caravaggio!

csf ha detto...

Mi sono sempre sentito un po' caravaggesco. (csf)

isabella guarini ha detto...

Specialmente per i dolce nettare di Bacco?

Valentina ha detto...

Scusa Claudio, ma per andare a trovare la tua mammetta dovevi proprio fare tutto 'sto casino?
Ciao, Valentina Strada

stellavale ha detto...

Vi ho intravisto al Caterraduno, sorprendentemente in forma!

isabella guarini ha detto...

Muin ha scritto di aver visto CSF al Ceterraduno CSF con sua madre e di averlo invidiato per questo. Anch'io se lo avessi visto lo avrei affettuosamente invidiato, anche perché la signora, che ho ascoltato per radio, è davvero simpatica. Pensate a me,invece, che il 15 giugno, in occasione dell'anniversario della morte di mia madre non ho potuto recarmi a portarle un fiore, a causa della protesta contro la discarica di Difesa Grande, che si trova nel mio paese natìo. Ma io resisto!