mercoledì 20 giugno 2007

-16 bis- IL MOMENTO DELLE GRANDI DECISIONI

(da Imola a Riolo Terme, km 16, km totali dalla partenza 285, ore di cammino 61, alla media di 4,6 km all'ora)

C'è una frase che Giorgio, campione mondiale di umorismo molesto, mi dice ogni volta che arriviamo esausti nell'albergo la sera. Dice: "Facciamoci una doccia e andiamo a fare due passi in paese". Io ci casco sempre e lo guardo come si guarda un pazzo pericoloso. Stasera la frase lui se la dimentica ma la dice al posto suo la signora della reception del Golf Hotel delle Terme di Riolo Terme avvertendoci che è tardi per mangiare in albergo. "Uscite, fate due passi e andate alla pizzeria "I Pini". Facciamo penosamente due passi e il proprietario della pizzeria, Luigi, ex campione di lotta greco romana, ci dice che l'itinerario che abbiamo scelto per andare a Roma è da deficienti e che moriremo tra una valle e l'altra. Facciamo come il Garmin. Ricalcolo. E piombiamo nel marasma totale in cui i nomi dei paesi presi in considerazione per la traversata dell'Appennino, Fiumicello, Brisighella, Tredozio, Modigliana, Rocca San Casciano, Portico di Romagna, Corniolo, Premilcuore, Dicomano, Galeata, si mischiano, si rimettono in fila, si sommano, si scompongono. Confusione totale. Passiamo tutto il tempo della cena tentando di rimettere ordine ma la situazione è complessa. Siamo ancora sotto choc per la tappa di oggi, chilometraggio tutto sommato limitato ma fatica pazzesca dovuta alle prime salite e al caldo impossibile. Siamo partiti infatti, come al solito, quasi a mezzogiorno, continuando a contravvenire alla regola di partire quando fa fresco e fermarsi quando fa caldo. Noi siamo sempre riusciti, finora, a partire quando fa caldo e fermarci quando fa fresco. E' stato quasi un vezzo, finora, perché il caldo non era vero caldo e il freddo non era vero freddo. Ma oggi si abbattono su di noi 35 gradi e capiamo che non si può più scherzare col fuoco. Partiamo da Imola, senza Marco Ardemagni. Ci dispiace che non abbia potuto continuare con noi e credo che dispiaccia anche a lui. Infatti è presente in spirito e si è autonominato unità di crisi. Come prima cosa ci manda nomi e numeri di telefono di tutti i paesi che potremmo incontrare nella traversata degli Appennini. Un gesto da vero amico preoccupato per il pressappochismo che ci guida e che ha potuto verificare sul campo. Con noi parte per Riolo Terme Antonio, quello del negozio di ortopedia, che ha portato con sé anche Corradino e Bibìta, due caterpilleriani, e la cagnetta Andrea. Antonio comincia alla grande, ci fa passare per il vecchio manicomio, una struttura enorme che diventerà un centro residenziale e culturale ridisegnato da Gae Aulenti. Attraversiamo anche l'autodromo, altra opera in via di rifacimento. Costeggiamo la curva in cui è morto Ayrton Senna, uscendo di pista a 300 all'ora. Noi, con le nostre magliette rosso Ferrari, con su il cartello di velocità massima cinque km all'ora, sembriamo ridicoli. Nel tempo che impieghiamo ad attraversare l'autodromo i bolidi di Formula Uno farebbero oltre trenta giri. Antonio è un fanatico del taglio. La scorciatoia è la sua ragione di vita. Ci fa passare per campi, scavalcando reti metalliche, saltando fossi, superando siepi spinose. All'inizio ne rimaniamo affascinati e soprattutto crediamo ciecamente in tutto ciò che dice. Avremmo dovuto capire prima i rischi dell'operazione anche per il fatto che il suo unico documento cartografico era una foto satellitare della zona sulla quale aveva disegnato con una biro rossa il percorso. E quando Corradino e il Bibìta ci raccontano che una volta, quando faceva la guida, aveva perso un'intera scolaresca nella nebbia, la prendiamo come una boutade. Ma Antonio è veramente simpatico. Lo seguiamo prima in una cantina dove ci accoglie Bruno seminudo. Non riusciamo a capire se indossa un costume da bagno o semplicemente le mutande. Ci offre un cabernet che contribuisce alla nostra decomposizione a trenta gradi all'ombra. Poi, sempre per prati, ci perdiamo nelle prime propaggini delle colline imolesi. Non ci rendiamo conto di che cosa ci aspetti. Sarà un calvario, tutti i ristoranti chiusi come da tradizione della "lunga marcetta", un'azienda che ci rifiuta un minimo di ristoro (ma si chiama Tremonti e siamo quasi contenti), Antonio che insiste per farci tagliare per i campi anche quando si tratta di affrontare salite impervie tra i filari delle viti. Per il mangiare ce la caviamo rubando albicocche, fichi e pesche ancora acerbe. Per il bere è più dura. Un contadino ci aiuta aprendoci il suo pozzo di 15 metri di profondità. Ma quando il secchio torna in superficie la faccenda si complica. Vediamo che il contadino si arrabatta con il mestolo. "Ma quante simpatiche formichine", dice Corradino, bevendo insieme al Bibìta e ad Antonio l'acqua freschissima. Vedo Giorgio titubante. "Che mi dite di questi allegri vermetti bianchi?" dico io. Il contadino spiega: "Questa è l'acqua che beviamo". Io e Giorgio non la beviamo. Ci limitiamo a spargerci addosso acqua, vermetti e formichine come fosse Chanel numero cinque ma decidiamo di preferire la sete al colera. E intanto lanciamo la scommessa. Giorgio che è un esperto frequentatore di www.unibet.com dà le quotazioni. Il cagotto di Corradino viene dato alla pari. Quello di Andrea, in quanto cane, ha una quotazione leggermente più alta. Resta il problema dell'itinerario. Ce la caviamo esautorando Antonio e ridando il comando al Garmin. E a quattro ore dalla partenza arriviamo al Golf Hotel delle Terme, l'unico Golf Hotel delle Terme che io abbia mai visto senza Golf e senza Terme. "Il golf è a due km e le terme sono a un km", ci dicono. "Vabbé, così sono capaci tutti", commenta Giorgio. La sera al ristorante scoppia il bubbone Appennini. Alla fine ci convinciamo che abbiamo sbagliato tutto. Ma ci secca ammetterlo e la regola dice che tornare indietro non si può. Decidiamo di scendere di nuovo sull'Emilia, a Faenza, puntare su Forlì e poi salire. La scelta ideologica della "retta via" ne esce un po' sconvolta. Siamo una trentina di km fuori rotta. Giorgio comincia a straparlare di bolina, di layline, di orzare, di poggiare, di strambare. E alla fine mi arrendo Così le probabilità di sopravvivere aumentano a dismisura e andiamo a letto sereni. Prendendo come tutte le sere la decisione di partire alle otto. Sono due settimane che andiamo a letto dicendo: "Sveglia alle sette, partenza alle otto". E poi partiamo a mezzogiorno.

Anche lasciare Luigi ci dispiace. Sembra quasi che ci innamoriamo di tutte le persone che incontriamo sul percorso e che incuriosite, si fermano a parlare con noi. Sono tutte brave, buone e simpatiche oppure siamo noi ben disposti? Luigi ci ha raccontato un po' di Riolo, città termale un po' delabrée. "Avevamo 5 mila posti letto e adesso non sono nemmeno mille", dice Luigi. E ci racconta di Loris Capirossi (le sue tute sono appese alla parete del ristorante) e di Gustavo Selva, i due illustri cittadini. Di Selva ci racconta anche un episodio inquietante. Sono passati solo sette giorni da quando il senatore di An, dopo aver confessato di aver finto un malore per poter uscire con un'ambulanza dal centro bloccato al traffico per la presenza di Bush, ha dato le dimissioni. Ma Luigi ci racconta che dieci giorni fa un suo amici autista di autoambulanza è andato a prenderlo nella sua casa di Riolo perché Gustavo stava male. Vorrà dire qualcosa questa coincidenza? E sarà una coincidenza oppure Gustavo ha scoperto che un'altra mobilità è possibile? Ripensando alla giornata di oggi mi viene in mente che l'ambulanza in fondo poteva essere una buona soluzione.

Oggi ci hanno telefonato Barbara, una cavallerizza che vorrebbe raggiungerci venerdi, senza cavallo, e Toni Capuozzo che sta presentando il suo libro a Forlì. Forse lo vedremo giovedì. Oggi abbiamo fatto il secondo collegamento con Francesco Adinolfi (Popcorner, Radio due, ore 18)


Tutte le foto di oggi.
noi siamo qui - video

2 commenti:

isabella guarini ha detto...

L'avevo detto io che avreste finito col nutrirvi di insetti. Il libro è stato profetico. Ma come fa GL ad avere sempre lo stesso tono di voce, tranquillo, senza mai tradire emozioni, nemmeno in presenza di torture cinesi, come l'ago nella vescica del piede? Lentamente, sempre in sintonia con il ritmo della lunga marcetta a piedi. Che ci sia un doppiatore seduto comodamente da qualche parte al fresco?

stellavale ha detto...

Attento Giorgio alle vesciche. Non per portare sfiga, ma io ci sto combattendo da novembre. Giuro!